dicembre 2015

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Da Santine, a Pradandons.

Il 27 dicembre è uno di quei giorni fatti per dimenticare piatti trabordanti, centrotavola da competizione e tasso alcolico sovraeccitato. È pensato per concedere una tregua al proprio fegato e rassicurarlo sul fatto che le azioni intraprese non hanno coscienti finalità autodistruttive. Che poi lo sai, è pura illusione, l’ultimo dell’anno è già vicino e di nuovo sarai preda degli eventi. Col senno di poi, una pausa gastronomica sarebbe stata raccomandabile. Ma poi guardi il calendario e ci leggi “vacanza”, controlli le stoviglie e le sai ancora stanche dalla maratona dei giorni precedenti. Al frigo non ti avvicini nemmeno, già conosci la schiacciante dominanza degli avanzi sui cibi salutari. Non ti resta che uscire a pranzo. Pradandons, nome di località sconosciuta all’accensione del motore, mi ha subito affascinato per la sonorità morbida della parola. Vista sulla mappa è una frazione di una frazione, a nord di Udine e a sud…

Krampus sarai tu

Ma come, non conosci i Krampus? – Ho risposto che no, non avevo mai avuto il piacere. Certo, ne ho sentito parlare, e sono quasi sicuro che un cliente li abbia fortemente voluti in una brochure che raccontava il territorio. Il Friuli, quello di montagna, e le sue valli nella zona di Tarvisio e Pontebba. Il fatto è questo: le persone che tentavano di stimolare il mio senso di colpa per imbarazzante impreparazione relativa a una tradizione così fondamentale, stavano in realtà cercando qualcuno che le accompagnasse in quel di Tarvisio, il sabato pomeriggio di San Nicolò, a guerreggiare tra la troppa folla addensata verso i pochi parcheggi. Temperatura esterna 1°C. Non c’è nemmeno un po’ di neve per godersi il paesaggio – ho provato ad obiettare. – Poi andiamo a cena da Ilija. – D’accordo, mi avete convinto. La verità è che per noi “cittadini” udinesi d’origine, o d’adozione…

Al primo post

Eccolo qui, inaspettato fino a poche settimane fa, prendere forma sullo schermo di un vecchio pc che sta per vedere il suo ottavo Natale (il maledetto è tenace, non vuole rassegnarsi all’ultimo scaffale nello sgabuzzino degli orrori). Per alcuni giorni ho anche pensato di non scriverlo, che tanto a nessuno gliene frega nulla del primo post. La verità è che il mix di passione per la scrittura, nuove idee, entusiasmo, lista delle prime cose da raccontare, oltre alla capiente secchiata di vanità da cui ti lasci sommergere quando decidi di aprire un blog, scompaiono istantaneamente quando ti rendi conto che è il momento di scriverlo davvero. Evitando le banalità (chi ben comincia…). Senza andare fuori tema (dai, non subito almeno). Invogliando il lettore a leggere anche il secondo, per mettergli per un istante il dubbio se fare o meno lo sforzo di salvarti tra i preferiti del suo browser. Al…

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