Krampus sarai tu

Ma come, non conosci i Krampus? – Ho risposto che no, non avevo mai avuto il piacere. Certo, ne ho sentito parlare, e sono quasi sicuro che un cliente li abbia fortemente voluti in una brochure che raccontava il territorio. Il Friuli, quello di montagna, e le sue valli nella zona di Tarvisio e Pontebba.

Il fatto è questo: le persone che tentavano di stimolare il mio senso di colpa per imbarazzante impreparazione relativa a una tradizione così fondamentale, stavano in realtà cercando qualcuno che le accompagnasse in quel di Tarvisio, il sabato pomeriggio di San Nicolò, a guerreggiare tra la troppa folla addensata verso i pochi parcheggi. Temperatura esterna 1°C.

Non c’è nemmeno un po’ di neve per godersi il paesaggio – ho provato ad obiettare. – Poi andiamo a cena da Ilija. – D’accordo, mi avete convinto.

La verità è che per noi “cittadini” udinesi d’origine, o d’adozione recente come nel mio caso, la conoscenza dei Krampus era al momento piuttosto parziale, in ogni caso platonica, e frutto di sommari racconti di amici e parenti.

A volerci capire un po’ di più, si tratta di una tradizione della mitologia cristiana legata al vescovo San Nicolò e al suo servitore Krampus, nata oltre 500 anni fa e ancora festeggiata in Trentino-Alto Adige, in Friuli, in Austria e in Baviera. Funziona così: il 5 dicembre San Nicolò arriva in paese scortato dai Krampus, diavoli o uomini-caproni, che vanno alla ricerca dei bambini cattivi mentre lui distribuisce dolci a quelli buoni. Poi San Nicolò, che è un simpatico vecchietto e si stanca in fretta, scompare compiaciuto del bagno di folla. Per i Krampus invece inizia la bisboccia. Presi dal senso di rivalsa che si portano dietro dai tempi della leggendaria sconfitta subita dallo stesso San Nicolò, eclettico personaggio con trascorsi da esorcista, iniziano a vagabondare per le vie, urlando e rincorrendo i passanti, e assestando se opportuno qualche vigorosa vergata alle gambe.

E così, a te che ti sei fatto 70 km per bere un vin brulé mentre dei bestioni pelosi cercano di punirti per peccati che non possono sapere se davvero hai commesso, non resta che sperare che almeno la cena sia valsa il viaggio.

È andata così. Ero già stato da Ilija, a pranzo e d’estate. Vista splendida sui campi da golf e ottima cucina. La sera d’inverno si perde la prima, ma la seconda non tradisce. Tris di tartare di tonno, ricciola e salmone; gamberi in tempura; gnocchetti di pane con ragù di collo di maiale e scampi; baccalà all’amatriciana.

E al diavolo i sensi di colpa.

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