Da Santine, a Pradandons.

Il 27 dicembre è uno di quei giorni fatti per dimenticare piatti trabordanti, centrotavola da competizione e tasso alcolico sovraeccitato. È pensato per concedere una tregua al proprio fegato e rassicurarlo sul fatto che le azioni intraprese non hanno coscienti finalità autodistruttive. Che poi lo sai, è pura illusione, l’ultimo dell’anno è già vicino e di nuovo sarai preda degli eventi.
Col senno di poi, una pausa gastronomica sarebbe stata raccomandabile. Ma poi guardi il calendario e ci leggi “vacanza”, controlli le stoviglie e le sai ancora stanche dalla maratona dei giorni precedenti. Al frigo non ti avvicini nemmeno, già conosci la schiacciante dominanza degli avanzi sui cibi salutari.

Non ti resta che uscire a pranzo.

Pradandons, nome di località sconosciuta all’accensione del motore, mi ha subito affascinato per la sonorità morbida della parola. Vista sulla mappa è una frazione di una frazione, a nord di Udine e a sud di Tarcento, tra Nimis e Villafredda.
Un attimo di scetticismo, breve ma potente, quando la strada attraversa una zona piuttosto anonima, quasi desolata, per l’occasione arricchita da nebbia e cielo grigio. Dietro l’ennesima curva una casa normale, con una scritta dipinta in grande sul muro “Ostarie di Santine”.

“Santine” (oggi impersonata dall’oste Augusto Pividori) l’avremmo conosciuta a fine pasto, una chiaccherata piacevole con un uomo che dà l’idea di saper fare il proprio mestiere. Nei fatti l’aveva già dimostrato, confermando in tavola l’ottima impressione avuta subito all’ingresso.
L’osteria è calda ed elegante, semplici tavoli in legno ma posate e bicchieri belli. La sala con il fogolar è davvero piacevole.
fogolar
Ho detto a Santine che la tartara di scottona era stata la migliore del mio 2015. Niente di che a vedersi, ma davvero ottima. Questa.

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E il flan di radicchio rosso su fonduta di montasio, semplice ma ben fatto. Poi i carui di Santine, pasta fatta in casa con cacio e pepe, reintepretata con formaggi friulani, costicine d’agnello al pesto di rucola e tacchinella allo spiedo. Che poi qui la carne è l’asso nella manica.

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Davvero una scoperta. Consigliato, un posto in cui tornare. Magari per una delle cene a tema organizzate periodicamente.

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