gennaio 2016

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Polish edition

Trieste – Monaco: volare sopra le Alpi innevate al tramonto regala una vista unica. Monaco – Varsavia: arrivi in serata, ti fermi tre giorni per lavoro. Fuori fa caldo, è gennaio e ti aspettavi un mucchio di neve (che in effetti c’era fino alla notte precedente, quando la pioggia ti ha fatto la cortesia di cancellarla). Resta che il tuo giubbotto pesante è fuori luogo. Hotel piacevole, di corsa al ristorante al piano terra perchè la fame è inferiore solo alla tua sete. Birra polacca alla spina, da 0.5 l, grazie me la porti subito che me ne hanno parlato molto bene (nella mitologia è inferiore per l’italiano maschio medio solo all’avvenenza della popolazione femminile locale). Ordino la carne: tentativo di presentazione Masterchef fallito. Chissenefrega, il sapore è buono e il purè anche. Notte quasi insonne per temperatura tropicale in camera, poi pronti per la giornata. Di Varsavia purtroppo ho…

Il sabato dello sciatore

Cerchi la giusta angolatura. Pieghi una gamba, sposti il peso sull’altra, la caviglia ruota in modo innaturale. Stai facendo del male a te stesso, ma sai che è per una buona causa. Poi ci riesci, infili il primo scarpone, e ti dici che ormai sei a metà strada. Il pensiero successivo va alla grande soddisfazione che ti aspetta a fine giornata, quando fiero di te stesso per l’onesta prova atletica – non sei più un ragazzino – e per essere sopravvissuto al pranzo vergognosamente ipercalorico, potrai goderti il piacere liberatorio nell’allentare i mille ganci, togliere i fedeli scarponi e riacquisire la sensibilità dei piedi. Il tuo sabato da sciatore in realtà è iniziato molto prima. Fuori era ancora buio, la sveglia è suonata un’ora e mezza prima del solito. Hai troppo sonno per trovare la moka, ma sai che ne varrà la pena, quando per primo affronterai una pista intatta…

Miró lo conoscevo a colori

Pomeriggio di una domenica di dicembre. Si decide di abbandonare l’ozio per una colorata botta d’arte. A Villa Manin c’è la mostra “Joan Miró. Soli di Notte”. Cosa so di lui in quel momento: artista del Novecento, surrealista, spagnolo. Ho visto alcune sue opere girando nei musei importanti, a storia dell’arte devo averlo di certo studiato, ma è passato ormai troppo tempo per avere nozioni dettagliate. La guerra per lo spazio nella mia memoria l’hanno vinta il buon Pablo Picasso, il baffuto Dalì e altri più figurativi e “accessibili”. Mirò evoca in me opere colorate per le quali so abbinare il tratto stilistico all’autore, ma la conoscenza resta superficiale. In ogni caso quindi, la visita varrà lo sforzo psico motorio divano-automobile-parcheggio-biglietteria. Il cartello della prima sala, dopo i cenni bio d’ordinanza, dice qualcosa tipo “…alcune importanti opere a colori di Joan Miró.” Pensi: ok sto al passo. Ma poi continua “..sono…

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