Miró lo conoscevo a colori

Pomeriggio di una domenica di dicembre. Si decide di abbandonare l’ozio per una colorata botta d’arte. A Villa Manin c’è la mostra “Joan Miró. Soli di Notte”.

Cosa so di lui in quel momento: artista del Novecento, surrealista, spagnolo. Ho visto alcune sue opere girando nei musei importanti, a storia dell’arte devo averlo di certo studiato, ma è passato ormai troppo tempo per avere nozioni dettagliate. La guerra per lo spazio nella mia memoria l’hanno vinta il buon Pablo Picasso, il baffuto Dalì e altri più figurativi e “accessibili”. Mirò evoca in me opere colorate per le quali so abbinare il tratto stilistico all’autore, ma la conoscenza resta superficiale. In ogni caso quindi, la visita varrà lo sforzo psico motorio divano-automobile-parcheggio-biglietteria.

Il cartello della prima sala, dopo i cenni bio d’ordinanza, dice qualcosa tipo “…alcune importanti opere a colori di Joan Miró.” Pensi: ok sto al passo. Ma poi continua “..sono differenti da tutte le altre che vedrete in questo percorso espositivo. Racconteremo un particolare periodo della vita dell’artista in cui lo stile evolve per diventare più forte e aggressivo, in cui le figure lasciano spazio al nero e a segni quasi primitivi”. Pensi: già ero traballante nelle basi, il livello advanced di un artista surrealista, che per renderti le cose più difficili si è ben guardato dal dare un titolo a buona parte delle sue opere, sarà una missione impossibile.

La mostra è invece ben costruita, interessante e coinvolgente. Racconta un uomo che invecchia, evolve nello stile, e a 63 anni continua a sperimentare tecniche espressive. La forza dei quadri è accompagnata dai suoni di sottofondo, e intervallata da scatti di fotografi importanti che raccontano la vita dell’artista.

Provare a intepretare il significato delle opere resta tentativo azzadato e forse stupido. Meglio lasciarsi affascinare da un artista che ha trovato il modo di raccontare il mondo esterno e interiore con un linguaggio proprio, originale, fatto di segni semplici e quasi infantili. Che poi così semplici non sono, tutti i dettagli sono curati, le tecniche sono il frutto di tentativi e ricerca, la sintesi finale conclude un percorso complesso.

Alla fine ti trovi a guardare un quadro e ti chiedi che cosa possa rappresentare. Non puoi saperlo, ma tu non saresti stato in grado di immaginarlo. Complimenti all’artista, e alla mostra.

 

 

 

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