Il sabato dello sciatore

Cerchi la giusta angolatura. Pieghi una gamba, sposti il peso sull’altra, la caviglia ruota in modo innaturale. Stai facendo del male a te stesso, ma sai che è per una buona causa. Poi ci riesci, infili il primo scarpone, e ti dici che ormai sei a metà strada. Il pensiero successivo va alla grande soddisfazione che ti aspetta a fine giornata, quando fiero di te stesso per l’onesta prova atletica – non sei più un ragazzino – e per essere sopravvissuto al pranzo vergognosamente ipercalorico, potrai goderti il piacere liberatorio nell’allentare i mille ganci, togliere i fedeli scarponi e riacquisire la sensibilità dei piedi.

Il tuo sabato da sciatore in realtà è iniziato molto prima. Fuori era ancora buio, la sveglia è suonata un’ora e mezza prima del solito. Hai troppo sonno per trovare la moka, ma sai che ne varrà la pena, quando per primo affronterai una pista intatta che solo il gatto delle nevi ha disceso prima di te. E quindi caffè, acqua fresca per capire dove ti trovi, calzettoni termici, maglia termica, sopramaglia, pantaloni e giacca. Check list degli accessori tecnici, scaldacollo, passamontagna, guanti, casco, occhiali, scarponi. Non mollare, ormai sei pronto.

Il resto è viaggio verso la meta accompagnata da ansia di paesaggi innevati. La seconda colazione, tappa obbligata, la fai che ti pare di essere sveglio da sempre, e le persone del piccolo bar di paese in cui ti sei fermato ti guardano come un invasato iperattivo nella tua tuta colorata.

Ieri a Nassfeld, Austria, subito dopo passo Pramollo, è stata una gran giornata di sci. Freddo al punto giusto, ossia sotto lo zero ma sopra i -10 °C, neve quasi perfetta, meteo amico e poca concorenza in pista. Curve e movimenti alla ricerca di quella perfezione che non raggiungerai mai, ma che con ostinazione da quasi trent’anni ti trovi ad inseguire. Un occhio alle cime innevate che ti circondano e il benessere di quel freddo pungente che ti viene contro, che solo chi ama la montagna può capire davvero.

fotosciatore

E poi c’è quel momento, quando la stanchezza comincia a farsi sentire e lo stomaco invoca un input energetico, in cui decidi che al pranzo dello sciatore avrai pur diritto, e nessuno avrà il coraggio di farti notare che razza di schifezza stai mangiando, perché “con tutto quello che avrai consumato in 3 ore di sci da discesa”. E allora pausa, ressa alla baita, ma poi grande birra, e grande padella di rame contenente carne di maiale, cipolla, bacon, patate e un uovo all’occhio di bue. Di contorno un po’ di crauti con lo speck, sono parte del piatto, la verdura si sa è importante. piatto dello sciatore

Ultima ora di sci, imballato come l’omino Michelin, cerchi di portare al traguardo la dignità, mantenendo l’eleganza nello stile senza dar conto dei postumi della pausa.

Poi il momento liberatorio, via gli scarponi, pacca sulla propria spalla sinistra per le 0 cadute totalizzate, strada al contrario, doccia bollente e divano.

<< Gli altri ci aspettano in centro per le 19.00 >> la sua voce arriva dal corridoio. << Certo, sono pronto, non sono mica stanco >>. Stai mentendo.

 

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