She’s my wife (in L.A.)

Periodo piuttosto ricco di avvenimenti, cerimonie, promesse indissolubili, pranzi e voli transoceanici. Dopo 13 ore passate alla ricerca della posizione più adatta all’uomo che supera il metro e novanta nei posti taglia economy della rinomata compagnia tedesca, atterriamo a Los Angeles. Per fortuna c’è poca fila ai controlli, quasi due ore, una comitiva di studenti cinesi e sono pronto per l’interrogatorio dell’ufficiale in carica per il benvenuto ai turisti sul suolo United States of America. Finalmente realizzo.

She’s my wife – rispondo (e non so se sto parlando all’omone in divisa che ho di fronte o a me stesso, ma mi suona piuttosto bene), all’ennessima domanda sul chi siamo, come mai siamo casualmente lì insieme, dove lavoriamo, e perchè nella stessa azienda, che intenzioni abbiamo, cosa prevede il nostro tour e soprattutto quando ce ne andiamo, Benvenuti.

A quel punto siamo pronti, hanno ufficialmente inizio i nostri 15 giorni di honeymoon tra California on the road e NYC con naso all’insù, occhi sgranati, birra in mano e stomaco pieno.

Tappa 1: Los Angeles, facciamo i fighi, l’hotel a Beverly Hills ci sta. Per arrivarci mi basta guidare circa 50 minuti all’ora di punta di LA, più o meno nel mezzo delle 6 corsie che vanno dove vado anch’io. Unica differenza: per loro sono le 6 del pomeriggio, per me le 4 del mattino e sono in after dal giorno prima. Sveniamo su un letto king size, per svegliarci in tarda serata e decidere di svenire di nuovo a digiuno ma consapevolmente.

Il giorno dopo è quello destinato alla visita della città, in fondo è un’area di soli 1300 km, ce la facciamo in scioltezza. Prima cosa, la colazione del campione. Cappuccino, burrito con chili e salse varie, patate al forno, e succo d’arancia. Lei cappuccio e pancakes, vuol star leggera.

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Un attimo e siamo a Rodeo Drive, mezz’oretta per capire che posso pagare con carta di credito il parcheggio alla monocolonnina, passeggiata tra i negozi italiani (ovviamente XXL) e poi rotta su Hollywood passando per Sunset Blvd.

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A Hollywood mangio il primo baconcheeseburger di una lunga serie, in quel fastfood con divanetti rossi che hai visto in tutti i film della tua vita (niente cameriera con camicia rosa e chewingum però, peccato). Pomeriggio ascesa al Griffith Observatory, vista “discreta”, e discesa a Santa Monica. Aperitivo e cena messicana con la parte della famiglia che da un paio d’anni ha avuto la brillante idea di stabilirsi a vivere lì, a due passi dall’oceano. No, la nostra non è invidia, è odio.

La mattina dopo decidiamo di fare un salto a Downtown. Prima cosa, la colazione del campione al Grand Central Market. Scegliamo Egg Slut per il naming, e per la lunga coda che qualcosa vorrà pur dire. Fiducia ripagata.

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Breve tour tra grattacieli e building di archistar, e siamo pronti per 500 km di deserto in direzione Las Vegas.

(to be continued)

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