agosto 2016

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Vette e karate

Week end di fine agosto, montagna friulana, d’inverno sarà la prima ad avere la neve, alta, altissima, candida come ogni neve, ma un po’ meno trendy di quella che cadrà sulle vicine Dolomiti di Veneto e Alto Adige. Il paese si riduce a poche strutture alberghiere, qualche escursionista passa con abbigliamento tecnico impeccabile, i motociclisti si sfogano lungo i tornanti approfittando dei caldi di fine stagione. Inizia qui il mio quarto anno di un percorso fisico e mentale, di crescita, che ha poco a che fare con lo sport, e molto a che fare con le persone. Un viaggio alla ricerca costante del miglioramento, senza giudici oltre a sè stessi, ma che si amplifica quando condiviso con gli altri. Stavolta niente cronometro a scandire emozioni, obiettivi e punteggi, sforzo e riposo. Un volantino ricevuto a casa al momento giusto – ok io i volantini li guardo, deformazione professionale, ma dev’essere…

Scelgo New York.

Se lavori nel mondo della comunicazione passi buona parte del tuo tempo a cercare il modo più originale, veloce ed efficace per suscitare l’effetto WOW nei tuoi clienti. Ti riesce meno del 10% delle volte in cui presenti un progetto, e in tutte hai dedicato pensiero, tempo, regalato sonno, sfiorato furibondi litigi con agguerriti direttori creativi, represso massicce dosi di stress. E poi vedi in chi hai di fronte quella sensazione mix di stupore/assenso/gratitudine/goduria. Emergo dalle scalette della metro che è sera da un po’, sono in viaggio dal mattino. Quando metto piede sulla 57th Street è così che mi sento, davanti alle mille luci di New York di film e romanzi, i grattacieli che ti fanno tirare il collo al cielo, e quella là in fondo che secondo me è Times Square. Ma no figurati. Invece sì. L’ordine di luoghi e avvenimenti nelle righe che seguono è del tutto casuale, frutto della mia scarsa inclinazione a…

California dreaming

È tutta colpa della tv. O almeno il sempre mitico Point Break, le più recenti Californication e Nip/Tuck e prima le serie adolescenziali O.C., Baywatch e Beverly Hills 90210, hanno influenzato per almeno 20 anni la mia aspettativa parziale, soleggiata ed estetica della California. Quindi i parchi di conifere nella mia mental-mappa approssimativa degli States erano posizionati più a nord-est, la neve poco contemplata, le temperature non scendevano mai sotto i 30 gradi, le spiagge brulicavano di surfisti, San Francisco stava lassù, invasa di tram sfreccianti tra colline e case colorate. C’ero quasi. Considerando Los Angeles un tema a parte, il tour è partito dalla zona che gli schemi cognitivi snobbano completamente. Sierra National Forest, dove arrivando dal Nevada scompare il deserto, il verde torna al comando, e io riprendo aria. Passaggio per Big Pine dopo gole e tornanti di montagna, e arrivo in salita a Mammoth Lakes – certamente…

Vegas.

Non avevo mai guidato nel deserto. Il nulla è affascinante e suggestivo, almeno per i primi 200 km di rettilineo. Poi ti rompi un po’ le palle. Aria condizionata glaciale, temperatura esterna oltre i 40 gradi, almeno il cruscotto fornisce indicazioni comprensibili, che la conversione da Fahrenheit mi è rimasta ostica per tutto il viaggio. 30 dollari di benzina e hai fatto il pieno del bellissimo Suv 3.0 preso a nolo, in omaggio breve corso del benzinaio che quasi schifato sintetizza il diesel come roba solo per Mercedes e furgoni. Tutto chiaro. All’improvviso nel deserto compaiono un grattacielo dorato, una castello delle fiabe, una piramide nera, i grattacieli di New York, un trenino sospeso, la Tour Eiffel e un Coca Cola store. Sobrietà, e benvenuto a Las Vegas, città del peccato. Non mi viene esattamente il termine, direi…che grandissima figata! Pensavo non ne valesse la pena, che ci sarà da…

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