Vegas.

Non avevo mai guidato nel deserto. Il nulla è affascinante e suggestivo, almeno per i primi 200 km di rettilineo. Poi ti rompi un po’ le palle. Aria condizionata glaciale, temperatura esterna oltre i 40 gradi, almeno il cruscotto fornisce indicazioni comprensibili, che la conversione da Fahrenheit mi è rimasta ostica per tutto il viaggio. 30 dollari di benzina e hai fatto il pieno del bellissimo Suv 3.0 preso a nolo, in omaggio breve corso del benzinaio che quasi schifato sintetizza il diesel come roba solo per Mercedes e furgoni. Tutto chiaro.

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All’improvviso nel deserto compaiono un grattacielo dorato, una castello delle fiabe, una piramide nera, i grattacieli di New York, un trenino sospeso, la Tour Eiffel e un Coca Cola store. Sobrietà, e benvenuto a Las Vegas, città del peccato. Non mi viene esattamente il termine, direi…che grandissima figata!

Pensavo non ne valesse la pena, che ci sarà da vedere?!, e poi farà molto caldo. Sbagliato: hai mai dormito in una piramide? Ok, appena appena kitch, come tutto quello che vedi lungo i quasi 7 km della Strip, ma quella roba lì non c’è da nessun’altra parte del mondo. E poi non fa caldo, il mio virtual termometro non sa leggere 46°C in orario aperitivo. Pausa birra.

Il giorno seguente decidi che “giornata in piscina” batte “escursione fuori porta”, non sei ancora pronto per altri 500 km di rettilineo, e il mattino rovente rema dalla tua parte. Ci vuole circa un’ora per studiare l’antropologia a bordo piscina e mettere a fuoco due aspetti fondamentali: 1) Sei magro, dannatamente in buona forma, quasi tonico. Un po’ di pancia? Non scherziamo. Bianchiccio? Quasi non si nota. Tutto il resto è adesso capisco perchè il tema dell’obesità sta così a cuore alla first lady. 2) Alla gara “Drink a bordo piscina” non ti sei nemmeno qualificato, la tua granita alla fragola da 9 dollari (?!?!?!?) non può competere con le borracce da un litro contenenti vodka&varie che giovani yankee ingurgitano senza sosta durante tutta la giornata, col culo nell’acqua e una cannuccia in bocca. Chapeau.

Ora di cena, carta di credito alla mano, la questione che si mangia stasera è presto risolta. Se ti adatti alla cucina messicana servita da cameriere extra formose che cercano di strizzarsi in micro camicette con ricamo El Diablo, avrai grandi soddisfazioni. Altrimenti l’offerta dei locali sulla Strip è variegata, panini con la qualunque, costicine con ettolitri di salsa bbq, sushi per sempre, e gli immancabili Pizza da Bruno con pizzaiolo orientale e ingredienti texani.

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Terzo giorno ti tocca l’escursione più temuta, Death Valley e sorrisini ironici di chi ci è già stato. Finchè non ci arrivi non sai che significa. Il ranger al centro visitatori del parco ti consegna una mappa cartacea (tanto il navigatore non funziona), ti consiglia i punti panoramici raggiungibili e quelli che in un solo giorno non è il caso, ti avvisa che è vietato fare escursioni. Quando scendi dall’auto a Badwater Basin, il punto più basso degli U.S. a quasi 100m sotto il livello del mare, e il cruscotto infame segna 51°C, tutto è più chiaro.

Non resta che fare sosta negli altri 6 punti sulla mappa, bere molto, sudare eccessivamente, vedere panorami unici, e pensare al domani che ti porterà verso le fresche cime di Mammoth Lakes.

(to be continued)

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