California dreaming

È tutta colpa della tv. O almeno il sempre mitico Point Break, le più recenti Californication e Nip/Tuck e prima le serie adolescenziali O.C., Baywatch e Beverly Hills 90210, hanno influenzato per almeno 20 anni la mia aspettativa parziale, soleggiata ed estetica della California.

Quindi i parchi di conifere nella mia mental-mappa approssimativa degli States erano posizionati più a nord-est, la neve poco contemplata, le temperature non scendevano mai sotto i 30 gradi, le spiagge brulicavano di surfisti, San Francisco stava lassù, invasa di tram sfreccianti tra colline e case colorate.

C’ero quasi. Considerando Los Angeles un tema a parte, il tour è partito dalla zona che gli schemi cognitivi snobbano completamente. Sierra National Forest, dove arrivando dal Nevada scompare il deserto, il verde torna al comando, e io riprendo aria. Passaggio per Big Pine dopo gole e tornanti di montagna, e arrivo in salita a Mammoth Lakescertamente conosciuta dagli appassionati di sci – per sosta a bordo lago in prestigioso chalet, tra pellicce e trofei animali appesi alle pareti. La sera, downtown, giacca a vento e cinema all’aperto con la coperta sulle ginocchia, ti sembra di essere in un paese tra le Dolomiti, solo che al posto dei canederli i ristoranti propongono sushi e alette di pollo.

Il giorno dopo è montagna vera, cime innevate, ranger in divisa, prati e laghetti, e tutto il mondo pronto per fare “camping senza esclusione di colpi”. Nei film qualcosa di vero c’è. Il cartello a bordo strada recita “attenzione agli orsi”, e Yosemite National Park vi dà il benvenuto. 90 km in mezzo alla foresta per la pace dei sensi.

Da lì, qualche centinaio di km e nel pomeriggio siamo a San Francisco. Aspettative a mille, a detta di tanti la città più bella. Questa la percezione personale, forse dettata da un soggiorno di appena 2 gg: città attraente e vivibile, Golden Gate Bridge da non perdere così come il Pier 39 e la vista di Alcatraz, Chinatown più affascinante di quella di NY. Freddo polare. Per alcuni versi simile alle capitali europee, forse non ha la stessa anima (Lisbona?!), in ogni caso certamente da vedere.

E poi è il momento di correre lungo la costa. Pacific Coast Highway o Highway 1, giù fino a L.A. Una tappa notturna è d’obbligo, scegliamo Monterey ma Carmel-by-the-sea è anche più bella. La 17-Mile Drive ti butta in faccia l’oceano, nuvole grigie e un po’ di nebbia, grande atmosfera (…ecco, le assolate coste californiane, ma non sempre). Il sole lo trovi più giù, il giorno dopo, superate le scogliere di Big Sur, quando arrivi a Pismo Beach e sei pronto per quello che eleggerai a miglior cheeseburger della tua California. Un aperitivo messicano e veloce a Santa Barbara, ti prepara all’ultima tratta prima della città degli angeli.

Quando arrivi all’hotel sono quasi le 22, hai percoso circa 700 km nell’ultima giornata, hai visto panorami indimenticabili, pochi surfisti, tantissimi leoni marini e nessuna avvenente bagnina. È il caso di dirlo… stanco ma felice! Qualche ora di sonno e il giorno seguente sarà finalmente NYC.

(to be continued)

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