Scelgo New York.

Se lavori nel mondo della comunicazione passi buona parte del tuo tempo a cercare il modo più originale, veloce ed efficace per suscitare l’effetto WOW nei tuoi clienti. Ti riesce meno del 10% delle volte in cui presenti un progetto, e in tutte hai dedicato pensiero, tempo, regalato sonno, sfiorato furibondi litigi con agguerriti direttori creativi, represso massicce dosi di stress. E poi vedi in chi hai di fronte quella sensazione mix di stupore/assenso/gratitudine/goduria.

Emergo dalle scalette della metro che è sera da un po’, sono in viaggio dal mattino. Quando metto piede sulla 57th Street è così che mi sento, davanti alle mille luci di New York di film e romanzi, i grattacieli che ti fanno tirare il collo al cielo, e quella là in fondo che secondo me è Times Square. Ma no figurati. Invece sì.

L’ordine di luoghi e avvenimenti nelle righe che seguono è del tutto casuale, frutto della mia scarsa inclinazione a racconti eccessivamente cronologici e dettagliati, tanto cari ai veri blogger di viaggi.

Fedele a una delle anime di questo blog, parto invece da cosa si mangia a New York. O meglio, cosa ho mangiato, divorato forse. Colazione a Central Park South, da Sarabeth’s. Per sempre in debito con l’amica che ci ha prestato la guida che lo segnalava come locale culto per i brunch domenicali, e chissenefrega se ci siamo andati di mercoledì. Se l’omelette è del contadino, il contenuto è intuibile. Quanto al french toast, a renderlo il top della vacanza è sufficiente quel semplice fluffy (soffice).

A pranzo al Chelsea Market, da Friedmans. Sandwich alternativo per un italiano, un must per i newyorkesi. Panino col pastrami, piatto kosher in cui la carne di manzo viene lasciata a macerare con sale, zucchero di canna, spezie agrodolci, senape, paprika, aglio e cipolla. Varianti con carne di maiale o montone. Super.

Pastrami sandwich
Pastrami sandwich

4 luglio, Wall Street è ovviamente semi-deserta, se non per un numero contenuto di turisti. Passeggi e per caso arrivi in Pearl Street, ed è subito festa. In fila, uno dopo l’altro, cucine di ogni tipo. Decidiamo per la pizza da Adrienne’sprima o poi bisognava provarla – servita in enormi teglie misura unica. Due italiani non possono fare brutta figura e lasciare avanzi. E quindi… Pizza come a casa.

Per la nostra ultima sera a NYC saremo di nuovo in quella via, stavolta al Mad Dog & Beans, secondo le guide uno dei migliori messicani della città. Confermo. Purtroppo, come in altre occasioni, gola più veloce di scatto fotografico.

Il sushi non poteva mancare. Al Sushi Damo splendida cena, ambiente elegante, a due passi dall’ Hudson Hotel che ci ospitava. Anche per quest’ultimo feedback positivo.

Sushi Damo
Sushi Damo@NYC

Mi servirebbero altre 10.000 parole per raccontare the big apple. Troppo da fare, vedere e vivere. Decido per l’estrema sintesi e un po’ di immagini. Penso basteranno per esemplificare la risposta alla domanda che tutti mi hanno fatto al ritorno: la cosa più bella del viaggio? Senza dubbi, io scelgo New York.

  • La 5th Avenue: occhi sgranati.
  • Al MOMA: Cambpell’s Soup Cans – Andy Warhol, un pezzo di storia moderna.
  • Rockefeller Center_Top of the Rock: senza parole la vista al tramonto da lassù.
  • Times Square: gente, gente, gente ovunque.
  • China Town e Little Italy: sì, ma quella di San Francisco mi è piaciuta di più.
  • East Village: penso possa raccontarlo solo chi l’ha vissuto. Passarci non basta.
  • Ground Zero e 9/11 Memorial museum: stomaco stretto e lacrime.
  • Brooklyn Bridge: passeggiata affollata, vista che vale.
  • Ellis Island: l’Europa di oggi non riesce a gestire quello che è già successo 100 anni fa.
  • The High Line: architettura e visione, la dimostrazione che volere è potere.

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