Vette e karate

Week end di fine agosto, montagna friulana, d’inverno sarà la prima ad avere la neve, alta, altissima, candida come ogni neve, ma un po’ meno trendy di quella che cadrà sulle vicine Dolomiti di Veneto e Alto Adige. Il paese si riduce a poche strutture alberghiere, qualche escursionista passa con abbigliamento tecnico impeccabile, i motociclisti si sfogano lungo i tornanti approfittando dei caldi di fine stagione.

Inizia qui il mio quarto anno di un percorso fisico e mentale, di crescita, che ha poco a che fare con lo sport, e molto a che fare con le persone. Un viaggio alla ricerca costante del miglioramento, senza giudici oltre a sè stessi, ma che si amplifica quando condiviso con gli altri. Stavolta niente cronometro a scandire emozioni, obiettivi e punteggi, sforzo e riposo.

Un volantino ricevuto a casa al momento giusto – ok io i volantini li guardo, deformazione professionale, ma dev’essere per forza un segno – una voce disponibile e serena che ti mette subito a tuo agio al telefono, aria fresca dopo la decisione sofferta di appendere al chiodo quelle scarpe da basket sulle quali hai corso e saltato per quasi 25 anni, esultato spesso e pianto a volte, e che di sicuro hanno contribuito a farti essere l’uomo che sei.

Quando indossi per la prima volta il kimono ti senti di nuovo come il primo giorno alle superiori, ti allacci alla meno peggio la cintura bianca – e ringraziare che su YouTube ci sono tutorial per qualsiasi cosa – e capisci di non essere minimamente pronto. Intorno solo cinture nere, ti dicono di non preoccuparti, che comunque quello non è il traguardo, l’arrivo non esiste e conta solo il percorso di ricerca. Perfetto, già mi stavo maledicendo per la vita dissoluta dei mesi precedenti e mi sentivo appena appena fisicamente fuori luogo, ora si prospetta una scalata alla vetta del K2 senza bombole di ossigeno.

Karate Goju-Ryu, lo stile del duro e del morbido, gli opposti che si integrano. Ti piace subito, percepisci che c’è molto oltre ai movimenti, alle tecniche di combattimento, sotto quello che vedi e chiedi al tuo corpo di provare a fare. Lui risponde se stai scherzado, si rifiuta o non capisce del tutto. Con i mesi ti concederà i primi segnali positivi, ma più interessante sarà cominciare a capire il perchè e il come alcune cose succedono. Nella teoria perlomeno, riuscire a farle è un’altra storia. Comunque, grazie Sensei.

Quattro anni dopo sei felice di aver scelto di cominciare, di imparare ogni giorno, di aver incontrato un gruppo di persone unite da valori importanti e parecchia birra. Un gran bel gruppo. Stai facendo karate all’aperto, guardi il maestro per studiare gli esercizi, ma in realtà ti fai prendere dalle montagne alle sue spalle. Respiri l’aria fresca, e ti senti davvero bene.

photo: Loris Trivillin e Alessandro Mussap.

Leave A Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Navigate