Cambiare è umano

Avvertenza: post breve, intimista e leggermente filosofeggiante. Non dite che non avevo avvisato.

In questi giorni me ne hanno dette e scritte tante, ma nessuno accennava all’insonnia. In effetti sto dormendo poco, pensieri in corso impediscono il totale relax notturno. Penso di sapere il perché.

A quanto pare cambio lavoro, dopo 5 anni e mezzo e spiccioli. Lascio la struttura che mi ha portato a trasferirmi nella città in cui vivo, in cui ho trovato amore, amici, passioni, casa e alcune buone osterie. Ancora oggi spesso è a loro che faccio riferimento per orientarmi nel centro storico, che le piazze si confondono ma dove il vino è buono te lo ricordi.

Sensazioni multiple in questi giorni, un ciclo che si chiude, nostalgia per le persone che lasci, aspettativa e carica per il futuro, gli ovvi punti di domanda. Tante persone mi hanno scritto, ringraziato, dimostrato affetto e stima, in alcuni casi anche inaspettati. Tutte, senza esclusioni, hanno riservato un pensiero al valore del cambiamento. Sempre positivo, la gettonatissima coppia avverbio+aggettivo.

Se è vero in assoluto non lo so dire, apprezziamo chi cambia, ma prima di farlo di persona ci pensiamo un milione di volte. Il mio, questa volta, è un cambiamento che non stravolge, che spero diventi evoluzione, porti quella periodica novità di cui ho bisogno, conviva con il desiderio di continuità e progetto che è allo stesso tempo comprensibile e presente nelle persone, e in me ovviamente.

Dice Confucio – “Solo i saggi o i più stupidi degli uomini non cambiano mai”.

Io gli credo.

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