Del marketing prenatale

Premesse

  • Il prenatale di questo post ha poco a che fare con quello precedente.
  • Ringrazio gli amici hacker che negli ultimi due mesi hanno pensato di usare il mio modesto blog per vendere aggeggi elettronici. Sempre meglio del Viagra. #fuckthehackers
  • Prometto che proverò a non diventare un blogger/padre noioso che racconta solo di come è contento di cambiare abominevoli pannolini ripieni. Sì, sto per diventare padre. Ok, forse non sarà così semplice. 

Quello che potrebbe sembrare un post sull’esperienza interiore e profonda attualmente in progress nei 90 mq della mia famiglia, è invece una veloce fotografia di un mondo spregiudicato degno del Gekko di Wall Street, ma fatto di sonagli, passeggini duo/trio/oddio e gadget insospettabili.

Il marketing prenatale è strutturato e diabolico. Fatto di sorrisi acqua e sapone e gentilezze in ambienti all’apparenza innocui, è più efficace di quello del food e dell’automotive. Tu comprerai, eccome se comprerai, e lo farai senza nemmeno quel fondo di senso di colpa che provi uscendo da un concessionario con un SUV 4×4 che probabilmente non vedrà mai l’ombra di uno sterrato (divagazione: “Sterrare è umano” di Mini Countryman è uno dei miei claim preferiti degli ultimi anni).

Sabato mattina, ore 11.30, grande magazzino. Il reparto infanzia è già piuttosto affollato. Coppie che avranno la nostra età si aggirano stordite per la prima volta in un reparto di cui ignoravano l’esistenza fino a pochi mesi fa. Non avevano mai notato la presenza di quelli che a occhio sono almeno 300 mq. Ci sono le donne all’ottavo mese, ormai frequentatrici seriali, che tentano inutilmente di ignorare i consigli zelanti della madre/suocera dalla quale sono state costrette a farsi accompagnare per motivi logistici. E poi le coppie navigate, che al secondo figlio vedrai che ti farai molti meno problemi (pluri cit.). Commessa gentile – uff, e dire che ero riuscita ad aprirlo anche prima questo passeggino – non ci riesce, è stanca e sudata. Se non ce la fa lei, figurati io che sono un principiante. Ti sei fatto un’idea, ringrazi e fuggi.

Sabato pomeriggio, ore 16.30, negozio specializzato il cui nome richiama il titolo del post. Quando entri ti rendi conto che ne uscirai povero, euforico e rassegnato. Incontri 14 commesse tra il primo e il secondo piano. Ti salutano anche quelle che stanno servendo altri clienti. O il fascino del futuro padre sta già iniziando a dare i suoi inutili frutti, o la formazione al personale di vendita è stata da manuale. La commessa non ha 30 anni, probabilmente non ha figli, ma sorride e conosce il prodotto e il marketing come Jordan la pallacanestro. Apre lo stesso passeggino del mattino con una mano sola e fumando una sigaretta, ma solo dopo aver cominciato da un’intervista su abitudini, stile di vita e di viaggio, terreni frequentati. Ripeto, sono agli esordi, certo per il 90% andrò su asfalto e piastrelle, ma si sa che sterrare…

Dopo 10 minuti le dico che è bravissima. Dopo 15 che mi aveva già convinto 5 minuti prima ad acquistare il pacchetto “all inclusive, le cose che di sicuro ti serviranno”. Lei continua per altri 15, io ho già in mano la carta di credito, la razionalità femminile al mio fianco mi dice – dai, magari aspettiamo ancora un po’. Non compriamo niente, ma paghiamo per una fidelity card che ci darà il 30% di sconto su tutto per 12 mesi. Usciamo con 3 cataloghi, 1 giornalino offerte del mese, 1 depliant 4 ante con check list di tutto ciò che serve per neonato, madre, abitazione, nonni e animali domestici, 1 depliant attivazione “lista nascita”, 1 depliant con appuntamenti in-store su prenotazione, in cui degli esperti ti spiegano cosa ti serve comprare in vista del lieto evento. Da loro ovviamente. Diabolici, vi stimo. Quelli di Procter&Gamble a confronto sono dei dilettanti.

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