Karate on the beach

Ankaran è un paesino sloveno di tremila anime. Ci arrivi dopo pochi chilometri dal confine italiano, quando ti affacci sul golfo di Capodistria e finito il paesaggio carsico hai di nuovo modo di vedere il mare. E il porto, e un’interminabile distesa di automobili. Non lo sapevo, il porto di Koper è il secondo terminal automobilistico del Mediterraneo, più grande c’è solo Barcellona. Treni fitti di auto arrivano da Germania ed Est Europa per riempire colorati container destinati a Cina e Sudest asiatico. Automobili, automobili ovunque.

Ma se vuoi fare karate sulla spiaggia, guardando le onde e respirando l’aria pulita, Ancarano è il posto perfetto. E così con gli amici del dojo tutto è organizzato alla perfezione, weekend di fine estate che precede il ritorno alla vita vera, confortevoli alloggi al fresco della pineta (qui le info), bagaglio leggero che l’importante è mettere in borsa karategi e cintura.

E poi piove, forte, incessantemente, per due giorni. Scarpe umide e braghe lunghe, le togli per iniziare l’allenamento ormai rassegnato ad una palestra. In effetti meno poesia, parecchio più caldo, ma stessa sostanza e voglia di imparare. Ore intense, spese con persone vere e spesso molto diverse, accomunate da una stessa volontà di ricerca e miglioramento, tradotti in quel karate che ognuno vive come via personale. È con loro che la sera saranno piacevoli chiacchere e numerosi bicchieri, guardando la “tempesta perfetta” arrivare sul golfo.

Il giorno dopo l’acido lattico ruggisce, l’allenamento scarso dei mesi passati ti chiede il conto, e non è bastata la notte in un letto matrimoniale tutto per te, finalmente silenzioso senza intrusioni di infanti agguerriti. Si risolve con quello sport in cui tutti i membri della spedizione sono campioni, la combinata piana carne alla griglia – birra da mezzo. Campo da gioco: una splendida trattoria di cucina bosniaca nel centro di Capodistria, che con un po’ di nostalgia richiama alle Olimpiadi Invernali di Sarajevo ’84, ricordo positivo per una terra che di lì a poco avrebbe molto sofferto.

Il piatto della casa, Sarajevo ’84 appunto, mette gioia e buon umore. Salsicce piccanti, pljeskavica e ćevapčići, da accompagnare con peperoni, cipolla, zuppa di fagioli e un pane morbido a tasca per ospitarli. What else?!

Eccoci qua, concentrati e con fare marziale. La spiaggia alle spalle ci basta immaginarla, il karate on the beach è uno stato mentale. Grazie a tutti gli amici di Karate Udine, banzai!

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