Come bere una birra da litro con la cannuccia

Fa un po’ strano, forse è addirittura contro natura, la storia della cannuccia dico.

La caratteristica essenziale delle serie tv in streaming, in fin dei conti, è l’ingordigia. La voglia di sapere come continua, come va a finire, di farsi raccontare una storia per adulti che in decine di episodi genera quel pathos che un film da due ore forse non ci riesce più. Il tutto soddisfatto da un semplice e meccanico tocco sul play del prossimo episodio. Immediato, rassicurante, godibile e vendicativo, per chi come me ha aspettato settimane per scoprire cosa c’era nella botola in mezzo alla giungla di Lost, cosa significasse il numero 23 (fino ad allora identificativo soltanto del mio dio della pallacanestro), e soprattutto come gli autori sarebbero mai riusciti a giustificare l’orso bianco inserito nell’intreccio.

E invece con Mad Men è andata così. 7 stagioni, 92 episodi senza intrusioni o sbandate, gentilmente messi a disposizione da Netflix, quella piattaforma che a un neo genitore gli cambia la vita, e a un pubblicitario che ancora non ha visto la serie cult che racconta la sua professione permette di rimediare seppur con qualche anno di ritardo.

Se però in casa i pubblicitari sono due, tutto si complica. Dimentica le serie dell’autunno-inverno scorso, quando il piccolo di casa ancora assorbiva tutte le energie materne, e tu a fine giornata potevi districarti autonomo tra proposte sconfinate. Ray Donovan, Black Mirror, Manhunt, Aquarius, Suburra, Gipsy, Bloodline, Designated Survivor, Mindhunter, roba da ragazzi.

Mad Men è LA serie. Quella che non la vedrai mica senza di me, quella che si guarda una puntata a serata, perché la visione inizia solo dopo che tuo figlio si è addormentato, e l’ora ormai è tarda. Quella da guardare con la cannuccia.

La verità è che il buon Don Draper e la cara Peggy Olson ci hanno accompagnato per una sacco di tempo. Hanno fumato per noi centinaia di sigarette, bevuto fiumi di brandy, ideato spot e campagne per aziende pronte a seguire i loro consigli – pare che questo strano fenomeno si verificasse davvero a quei tempi – vivendo il boom economico dell’America anni ’60 e un panorama dei consumi ancora vergine e inesperto. Il tutto sempre con un grandissimo stile.

Ci mancherà questa pillola quotidiana di immersione nella New York d’altri tempi, il racconto di un pezzo di storia americana attraverso gli occhi dei creativi di Park Avenue, le camicie pulite nel cassetto della scrivania, gli account che dove stiamo sbagliando oggi?, i brainstorming nei salottini, la fotografia impeccabile, i dialoghi memorabili.

Per amore lei intende quel fulmine che ti spacca il cuore, che non ti fa mangiare né lavorare, che ti porta di corsa a sposarti e a fare figli? Il motivo per cui non l’ha provato è che non esiste: quel tipo di amore è stato inventato da quelli come me per vendere calze. – Don Draper, stagione 1, ep. 1.

Ecco, forse l’ultima serie ci mancherà un po’ di meno, e gli ultimi episodi beh, non intaccano comunque l’apprezzamento per racconto e costruzione dei personaggi veramente ben fatti.

E poi io un direttore creativo come Don Draper l’ho conosciuto per davvero. Il suo talento brillante, la mente acuta, la penna delicata, i suoi racconti di bottiglie sulla scrivania dei creativi e di sigarette mai spente, hanno accompagnato la mia formazione. E ritrovarli sullo schermo della tv del mio soggiorno almeno per un po’, mi ha aiutato ad attenuare la nostalgia che ho di lui.

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