Run baby run

5.59 del mattino. Al secondo bip della sveglia riesci a sgarbugliare il lenzuolo, allunghi la mano, e per un attimo è di nuovo pace. Poi la consapevolezza, la lotta interiore, l’autocritica. Hai deciso di andare a correre, periodicamente ti capita di lanciarti verso obiettivi opinabili, ma tant’è. Muovi le dita dei piedi, trascini le gambe pesanti giù dal letto e fino alla stanza accanto. Ti muovi come un ninja, che ovviamente tutti ancora dormono. Il gatto accenna una protesta, ti guarda infastidito, poi infila di nuovo il muso sotto la coda.

Tutto è pronto dalla sera prima: pantaloncini, maglietta usurata da allenamento di pallacanestro a ricordarti che una volta eri uno sportivo, slip che correre con i boxer sarebbe un errore da dilettanti,  scarpe e calzini. Cazzo i calzini. Rientri in camera, apri l’armadio (il minimo indispensabile), apri il cassetto (pianissimo), ne prendi un paio a caso. Probabilità siano due diversi 80%, te ne fai una ragione.

Una sciacquata alla faccia, lenti a contatto negli occhi ancora assonnati. È già la terza volta che ti chiedi chi te lo ha fatto fare e non sono nemmeno le 6.15. Sei pronto a partire, fuori l’aria è fresca, finalmente una nota positiva per non pensare ai muscoli imballatissimi. All’angolo col secondo isolato soffri già la mancanza di fiato, dopo 15 minuti di corsa si risvegliano dolori a caviglie, ginocchia e milza.

Un paio di persone aspettano il bus alla fermata, ti guardano con compassione quando gli passi davanti cercando di darti un tono. Poi incroci i soliti 4 runners abituali, quelli con le tutine fluorescenti, l’andatura sciolta e la musica al braccio. Gentili, fanno un cenno di saluto che tu ricambi velocemente come fossi della tribù. Ma no, io non sono uno di voi. Io non concepisco chi corre e suda con auricolari e gadget tecnologici appresso.

Finisci il tuo giro, poco più di 30 minuti, i km non li sai o non li vuoi sapere per pudore verso te stesso. Stanco ma felice si potrebbe pensare. Invece no. Consolido la mia certezza e ho mal di schiena.

Io odio correre. A volte semplicemente me ne dimentico.

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