Vistoingiro

Del marketing prenatale

Premesse Il prenatale di questo post ha poco a che fare con quello precedente. Ringrazio gli amici hacker che negli ultimi due mesi hanno pensato di usare il mio modesto blog per vendere aggeggi elettronici. Sempre meglio del Viagra. #fuckthehackers Prometto che proverò a non diventare un blogger/padre noioso che racconta solo di come è contento di cambiare abominevoli pannolini ripieni. Sì, sto per diventare padre. Ok, forse non sarà così semplice.  Quello che potrebbe sembrare un post sull’esperienza interiore e profonda attualmente in progress nei 90 mq della mia famiglia, è invece una veloce fotografia di un mondo spregiudicato degno del Gekko di Wall Street, ma fatto di sonagli, passeggini duo/trio/oddio e gadget insospettabili. Il marketing prenatale è strutturato e diabolico. Fatto di sorrisi acqua e sapone e gentilezze in ambienti all’apparenza innocui, è più efficace di quello del food e dell’automotive. Tu comprerai, eccome se comprerai, e lo farai senza nemmeno…

Antichi mestieri, nuove tecnologie

Nella mia testa il calzolaio è un signore gentile che lavora in un laboratorio di 5 metri quadrati, indossa un grembiule in pelle pesante, ha braccia magre e sporche di grasso. Lo stesso vale per il viso. Vicino a lui una signora sui 50 anni, ne dimostra 60, è l’addetta alle pubbliche relazioni. Si affaccia al banco, appiccica un pezzetto di scotch di carta sotto alle tue scarpe e ci scrive il nome. Poi, senza grandi complimenti, le butta sopra una delle mensole dietro di lei. Sono almeno 3 ripiani, e corrono lungo tutto il perimetro della stanza. Mi sono sempre chiesto come diavolo facesse a ritrovare le scarpe di ogni cliente in mezzo a decine di paia dello stesso colore, con quale ordine logico avesse organizzato le mensole, sempre che ce ne fosse uno. In effetti a volte il tempo d’attesa durante la sua ricerca poteva diventare importante, ma…

Questione di curve

La prima volta allo stadio avevo 8 anni. Mi ci portò mio padre, stadio Friuli di Udine. Erano le notti magiche di Italia ’90, in campo Spagna e Korea del Sud. La prima non era ancora lo squadrone di oggi, la seconda beh, aveva ampi margini di miglioramento. Vinse la Spagna, ricordo i suoi tifosi che non smisero un attimo di cantare e suonare qualche fila sotto di noi, avevo al collo una sciarpa gialla e rossa di lana che pizzicava da pazzi, con una scritta incomprensibile, Espana. La seconda volta risale alla scorsa settimana. In mezzo tanta, tantissima dedizione allo sport più bello del mondo, quello in cui il pareggio non esiste, il rischio infarto è una costante, gli arbitri sono 3 e da anni usano la prova tv in campo, e nei time out ci sono le cheerleader. Parlo del basket, ovviamente. L’occasione però di vedere la mia Juve,…

Il Salone del Mobile in 9 pillole

Ieri l’apertura del Salone del Mobile di Milano. Sveglia e caffè, dopo poco stai maledicendo la buona idea di farla in auto quando alle 8.15 si presenta la prima coda da 9 km. Superata, ti fai altri 200 km e poi soggiorni lungamente in tangenziale. Riparti all’improvviso per presentarti freschissimo (è quasi ora di pranzo) agli accessi dei parcheggi fiera. Detto questo, ogni anno ci torno volentieri. Seguono considerazioni disordinate sulla giornata. In un giorno non vedi nemmeno metà degli stand, ma alle 15.45 il mio percepito era “che palle, tutti uguali”. Poi arriva Kartell. Espone oggetti piuttosto kitch, ma pensati da grandi designer. Ha un payoff veramente figo: Talking Minds. E l’allestimento è una bomba (l’immagine di copertina del post per intendersi). Un frigo della Smeg. Prima o poi me lo compro, giuro. Cracco è incazzato anche dal vivo. Electrolux l’ha preso come testimonial e lo showcooking era parecchio…

Miró lo conoscevo a colori

Pomeriggio di una domenica di dicembre. Si decide di abbandonare l’ozio per una colorata botta d’arte. A Villa Manin c’è la mostra “Joan Miró. Soli di Notte”. Cosa so di lui in quel momento: artista del Novecento, surrealista, spagnolo. Ho visto alcune sue opere girando nei musei importanti, a storia dell’arte devo averlo di certo studiato, ma è passato ormai troppo tempo per avere nozioni dettagliate. La guerra per lo spazio nella mia memoria l’hanno vinta il buon Pablo Picasso, il baffuto Dalì e altri più figurativi e “accessibili”. Mirò evoca in me opere colorate per le quali so abbinare il tratto stilistico all’autore, ma la conoscenza resta superficiale. In ogni caso quindi, la visita varrà lo sforzo psico motorio divano-automobile-parcheggio-biglietteria. Il cartello della prima sala, dopo i cenni bio d’ordinanza, dice qualcosa tipo “…alcune importanti opere a colori di Joan Miró.” Pensi: ok sto al passo. Ma poi continua “..sono…

Navigate