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Vette e karate

Week end di fine agosto, montagna friulana, d’inverno sarà la prima ad avere la neve, alta, altissima, candida come ogni neve, ma un po’ meno trendy di quella che cadrà sulle vicine Dolomiti di Veneto e Alto Adige. Il paese si riduce a poche strutture alberghiere, qualche escursionista passa con abbigliamento tecnico impeccabile, i motociclisti si sfogano lungo i tornanti approfittando dei caldi di fine stagione. Inizia qui il mio quarto anno di un percorso fisico e mentale, di crescita, che ha poco a che fare con lo sport, e molto a che fare con le persone. Un viaggio alla ricerca costante del miglioramento, senza giudici oltre a sè stessi, ma che si amplifica quando condiviso con gli altri. Stavolta niente cronometro a scandire emozioni, obiettivi e punteggi, sforzo e riposo. Un volantino ricevuto a casa al momento giusto – ok io i volantini li guardo, deformazione professionale, ma dev’essere…

L’insostenibile mancanza della t-shirt asciutta in fondo allo zaino

I preparativi (minuziosi). Il primo pensiero va allo scarpone da sci che hai rinchiuso in cantina e per i prossimi 9 mesi non ti farà del male. Il cugino estivo è un tipo amichevole, leggero e con colori limitatamente eccentrici, quasi familiare per quella banale chiusura a lacci con solo un paio di gancetti nella parte alta. Cerca di darsi un tono professional. Poi c’è lo zaino, verde acido, di lui sei molto orgoglioso. L’hai acquistato in un negozio dell’Alto Adige, dove di montagna ne sanno davvero. Sagomato per la schiena, laccetti e tasche nascoste, capienza dichiarata 25 litri. Ti è sempre sembrato piuttosto piccolo, ma nel disperato tentativo di evitare la dissonanza cognitiva data dalla memoria del prezzo, non avrai mai il coraggio di ammetterlo con te stesso. Quello che serve, ci sta. L’avvicinamento (lento). Radunati i partecipanti all’escursione, inizia il trasferimento verso il punto di partenza. Il bagagliaio…

Il sabato dello sciatore

Cerchi la giusta angolatura. Pieghi una gamba, sposti il peso sull’altra, la caviglia ruota in modo innaturale. Stai facendo del male a te stesso, ma sai che è per una buona causa. Poi ci riesci, infili il primo scarpone, e ti dici che ormai sei a metà strada. Il pensiero successivo va alla grande soddisfazione che ti aspetta a fine giornata, quando fiero di te stesso per l’onesta prova atletica – non sei più un ragazzino – e per essere sopravvissuto al pranzo vergognosamente ipercalorico, potrai goderti il piacere liberatorio nell’allentare i mille ganci, togliere i fedeli scarponi e riacquisire la sensibilità dei piedi. Il tuo sabato da sciatore in realtà è iniziato molto prima. Fuori era ancora buio, la sveglia è suonata un’ora e mezza prima del solito. Hai troppo sonno per trovare la moka, ma sai che ne varrà la pena, quando per primo affronterai una pista intatta…

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